Adiposità localizzata e il ruolo di TFAP2B


L’eccesso adiposo localizzato richiede trattamenti medici o chirurgici per armonizzare la figura corporea del paziente. La conoscenza della fisiopatologia dl tessuto adiposo ci permette di studiare sempre dei nuovi trattamenti utili a d ottenere questo risultato estetico. Il tessuto adiposo rappresenta un tessuto di derivazione connettivale caratterizzato da un alto metabolismo a livello del quale è immagazzinato grasso che può svolgere diverse funzioni nel nostro organismo:

  • Funzione meccanica
  • Funzione termoisolante (o coibente)
  • Funzione di riserva

Come si forma il tessuto adiposo?
Il sistema liposintetico prevede la captazione degli acidi grassi circolanti nel sangue legati alle lipoproteine (LDL, VLDL, Chilomicroni) per azione dell’enzima lipoproteinlipasi a livello della membrana degli adipociti. Questo enzima scindendoli in glicerina e acidi grassi ne permette il passaggio attraverso la membrana. Una volta negli adipociti gli acidi grassi si legano al glicerolo fosfato, proveniente dal metabolismo glicolitico, per formare i trigliceridi. Il processo si svolge sotto il controllo ormonale e, in particolare, è l’insulina che attiva la liposintesi. Infatti, questo ormone, è capace di agire a più livelli per attivare la costruzione del tessuto adiposo. Per esempio l’insulina attiva l’espressione della lipoproteinlipasi e inoltre, legandosi allo specifico recettore di membrana sugli adipociti, consente l’apertura dei canali delle acquaporine e il passaggio intracellulare del glucosio, precursore del glicerolo fosfato.

Come viene “distrutto” il tessuto adiposo?
La lipasi ormone-dipendente, presente negli adipociti, agisce tagliando i trigliceridi in glicerina e acidi grassi, su stimolo di diversi ormoni come l’ormone della crescita, il testosterone, il glucagone, l’adrenalina, la tiroxina, la triiodotironina e la noradrenalina. Questo fa sì che i prodotti della lisi fuoriescano dalla cellula e, legandosi all’albumina, siano trasportati ai tessuti dove è richiesta energia. Le zone di accumulo di tessuto adiposo variano tra l’uomo e la donna: gli uomini tendono ad accumulare il grasso nella zona addominale (obesità di tipo androide o a mela); le donne nella zona delle natiche, delle cosce e dell’addome (obesità di tipo ginoide o a pera). L’eccesso di massa grassa diffusa (soprappeso, obesità) o localizzata può essere espressione di diverse patologie, più o meno complesse, e possono sono causare altrettante alterazioni metaboliche ed endocrine. In particolare la presenza di grasso viscerale (tipico dell’obesità di tipo androide), cioè il grasso presente all’interno della cavità addominale, distribuito tra gli organi interni e il tronco, si correla in misura significativa con l’insulino resistenza e diabete di tipo 2 e con l’insorgenza di malattie cardiovascolari e l’ipertensione. Sebbene i meccanismi patologici che collegano l’obesità e il sovrappeso con queste comorbidità sono, molto probabilmente, multifattoriali, numerose evidenze dimostrano un ruolo chiave del tessuto adiposo e sottolineano quanto questo tessuto rappresenti un organo estremamente complesso, altamente integrato nella fisiologia e nel metabolismo dei mammiferi, capace di stabilire nessi di comunicazione con altri tessuti e organi. In particolare la secrezione alterata di molecole di segnalazione da parte del tessuto adiposo, le adipochine, e lo stato infiammatorio contribuiscono notevolmente all’insorgenza di questi stati patologici.

Ruolo delle adipochine
Il numero totale di adipochine, molte documentate e alcune putative, supera ormai le cinquanta. Le adipochine sono molecole molto diverse tra di loro, sia in termini di struttura proteica che di funzione. Esse includono citochine classiche, fattori di crescita e fattori angiogenetici, proteine della fase acuta e della risposta allo stress, proteine della via alternativa del sistema del complemento, proteine dell’emostasi, della coagulazione e del tono vascolare. Molte adipochine intervengono, infine, nel bilancio energetico e nel metabolismo lipidico e glucidico.

I principali ruoli delle adipochine sono:

  • Regolazione della sensibilità all’insulina e metabolismo glucidico
  • Regolazione del metabolismo lipidico
  • Regolazione del bilancio energetico
  • Modulazione dell’appetito
  • Regolazione dell’emostasi
  • Regolazione dell’Angiogenesi
  • Regolazione dell’Immunità
  • Regolazione della risposta infiammatoria
  • Regolazione della pressione arteriosa

Il Ruolo del gene TFAP2B nel tessuto adiposo
Per l’importanza biologica che le adipochine rivestono, la loro produzione da parte degli adipociti è un processo finemente regolato e controllato. Recentemente è stato identificato un gene, TFAP2B, che codifica per un fattore di trascrizione appartenente alla famiglia AP-2. La famiglia dei fattori di trascrizione AP-2 comprende quattro membri (AP-2α, AP-2 β AP-2γ, AP-2δ) con un dominio di legame al DNA estremamente conservato. Il gene TFAP2B codifica per AP-2 ed è preferenzialmente espresso nel tessuto adiposo e la sua sovraespressione determina un accumulo maggiore di acidi grassi negli adipociti con una conseguente ipertrofia del tessuto adiposo. A livello molecolare, la sovraespressione di AP-2β, determina la diminuzione dell’espressione e secrezione di alcune adipochine come l’adiponectina e la leptina e un concomitante aumento dei livelli d’interleuchina-6, e TNF-alfa, quindi un aumento dello stato infiammatorio.

La leptina è un ormone le cui primarie funzioni sono:

  • Regolazione il peso corporeo
  • Controllo senso di sazietà
  • Regolazione della termogenesi
  • Regolazione del ciclo mestruale
  • Regolazione delle funzioni placentari e fetali
  • Modulazione la risposta immunitaria
  • Migliora la sensibilità all’insulina muscolare ed epatica

L’adiponectina è una proteina che strutturalmente appartiene alla superfamiglia del collagene.
Sono stati identificati due recettori per l’adiponectina, uno (AdipoR1) è espresso nel muscolo, l’altro (AdipoR2) è espresso prevalentemente dal fegato; pertanto gli effetti biologici dell’adiponectina non dipendono solo dalla sua concentrazione in circolo, ma anche da attività ed espressione di specifici recettori tissutali.

Le sue principali funzioni sono:

  • Migliora la sensibilità all’insulina nel fegato, muscolo e adipociti
  • Aumenta l’ossidazione dei lipidi nei tessuti (perdita di peso)
  • Migliora la vasodilatazione endotelio-dipendente
  • Riduce la produzione di radicali liberi dell’ossigeno
  • Riduce la produzione di TNF-alfa
  • Contrasta gli effetti del TNF-alfa sulla funzione endoteliale
  • Inibisce l’attività delle metalloproteasi
  • Inibisce gli effetti delle LDL ossidate sulle cellule endoteliali

Il fattore di necrosi tumorale-alfa (TNF- α), di cui abbiamo già parlato per quanto riguarda l’infiammazione, è una citochina multifunzionale in grado di regolare molti processi cellulari e biologici come la funzione immunitaria, il differenziamento cellulare, la proliferazione, l’apoptosi e il metabolismo energetico. E’ stato dimostrato che questa citochina è presente ad alti livelli nel tessuto adiposo, prodotta per la maggior parte dai macrofagi, ed è un mediatore di resistenza all’insulina correlata all’obesità. Tra i primi fattori di trascrizione bersaglio del TNF-α vi è il Peroxisome proliferator-activated receptor gamma (PPARγ), il principale regolatore adipogenico. Inoltre TNF-α regola, l’espressione di molte proteine che sono necessarie per l’assorbimento del glucosio, come il recettore per l’insulina (IR) e il substrato del recettore dell’insulina-1 (IRS-1). L’interleuchina 6 (IL-6) è una citochina pro-infiammatoria prodotta dalle cellule adipose nei soggetti obesi. Negli esseri umani, IL-6 è causa di un drammatico aumento della sintesi delle due principali proteine della fase acuta, proteina C-reattiva (CRP) e siero amiloide-A.

Integrazione e alimentazione per combattere gli effetti di TFAP2B
L’eccesso adiposo localizzato si manifesta frequentemente sopra i quaranta anni, ma sono sempre più comuni i casi tra i soggetti più giovani. Alterazioni nei livelli di espressione di TFAP2B, per esempio per la presenza del polimorfismo, sono correlati significativamente con valori di alti di BMI e obesità. Anche se diversi studi suggeriscono che TFAP2B possa interagire con i nutrienti assunti con la dieta, la specifica modalità d’interazione e i meccanismi fisiologici restano ancora da chiarire. E’ stato dimostrato che in individui in cui TFAP2B è sovraespresso una dieta ipocalorica ma con una maggiore quantità di grassi e un basso contenuto in carboidrati permetteva di perdere peso in modo più efficace rispetto a una dieta povera di grassi e ricca in carboidrati. Tuttavia non sono state trovate correlazioni positive tra la presenza del polimorfismo con una dieta ricca in proteine e con alimenti a basso GI. Per contrastare gli effetti di TFAP2B si consiglia, di seguire un regime dietetico ipocalorico, a basso contenuto di carboidrati e ricco in sostanze antiossidanti. In particolare, è stato dimostrato che la Vitamina C e la Vitamina E svolgono un ruolo importante nell’accumulo di tessuto adiposo. Livelli plasmatici elevati di Vitamina C si correlano positivamente a una riduzione della BMI e a una riduzione della circonferenza della vita mentre la Vitamina E è stato dimostrato essere un forte induttore dell’espressione dell’adiponectina e quindi di indurre gli effetti positivi di cui questa adipochina è responsabile. Qualora l’apporto di questi nutrienti con la dieta non fosse sufficiente, si consiglia l’integrazione di Vitamina C (1g/d)e Vitamina E (20mg/d).

Perché eseguire un test genetico per FTAP2B
Il test genetico valuta la capacità del nostro organismo di accumulare tessuto adiposo. FTAP2B, come detto in precedenza, svolge un ruolo chiave nell’accumulo di tessuto adiposo e nella regolazione della sua funzione endocrina. Recenti studi hanno dimostrato che la presenza di un polimorfismo, localizzato i del gene FTAP2B, provoca un aumento dei livelli di espressione del gene negli adipociti con una conseguente riduzione di espressione di adipochine e un aumento della risposta infiammatoria. Come detto in precedenza, questi fattori sono correlati con un aumento della BMI e con l’obesità. Conoscere il profilo genetico può, così, essere di aiuto per impostare trattamenti cosmetici specifici per contrastare l’adiposità localizzata ma anche per disegnare un piano nutrizionale mirato. Infatti, è stato dimostrato, che, in presenza del polimorfismo, un adeguato rapporto tra i nutrienti può contribuire al mantenimento del peso corporeo.

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